Inganno o desiderio
colpo secco che mi stordisce
quando giro gli occhi e non vedo
annuso e non fiuto
odo e non sento, illusa
annaspo nel brivido di improbabili attese.
Sguaiate mi ronzano intorno
parole che non trovano pagine.
Sarà il periodo mi dico, sarà
l’inverno che si abbarbica alle pareti
del gelo e non vuol morire oppure
questo temporeggiante tempo anteprimavera
che riscalda ormoni prematuri
adagiati senz’anima sul fondo
di torbide pozzanghere.
Fui voce allegria curiosità sogno amore.
Piange sul lontano fruscio di corse e capriole
la malinconia dei muscoli.
Torre Airone – Via Stella del Sud
Pomeriggio cinereo
di fine maggio
Severa bellezza
di un cielo gravido
di nuvole contrariate
Vento freddo
spira furioso
Urla raffiche
nel volo colorato di
mille petali di fiori
Gocce sonore
giungono improvvise
Appesantiscono
ali di piccole
tortore strepitanti
Il miele ereditato Efrain Barquero
Mio nonno era il fiume che fecondava queste terre.
Pieno d’innumerevoli mani e occhi e orecchie.
E, nello stesso tempo, cieco e taciturno come un albero.
Era la barba antica e la voce profonda della casa.
Era il seminatore e il frutto. Il ceppo rugoso.
L ‘indice del tempo e il sangue propizio.
Mio nonno era l’inverno con le mani fiorite.
Era il fiume stesso che popolava le terre.
Era la terra stessa che moriva e rinasceva.
Mia nonna era il ramo incurvato dalle nascite.
Era il volto della casa seduto in cucina.
Era l’odore del pane e della mela conservata.
Era la mano del rosmarino e la voce della preghiera.
Era la povertà dei lunghi inverni
avvolta nello zucchero come un’umile ghiottoneria.
Quindici figli mangiarono dalle sue mani miracolose;
Quindici figli dormivano col suo sonno d’aquila.
In molti nipoti e pronipoti abbiamo continuato
a passare nelle sue braccia secche.
Ma lei è sempre la mano che mescola l’acqua e la farina.
È il silenzio delle notti pieno d’uccelli addormentati.
È il braciere dell’infanzia con la focaccia che scappava.
Mio padre era quello che assomigliava di più alla terra.
Deve essere nato insieme con il frumento o il grano.
Mio padre era bruno.. e dormiva sul cavallo.
Era come il cavaliere lento della primavera.
Gli altri miei zii assomigliavano tutti agli uccelli locali.
Tutti avevano qualcosa degli alberi e delle montagne.
Alcuni erano possenti come i cavalli normanni.
Altri avevano il volto di pietra o di grano tostato.
Ma tutti ricordavano le cose prossime alla terra.
Era uno sciame turbolento che riempiva la casa.
Era una banda di pavoncelle che preannunciava la pioggia.
Erano le cesene che rubavano le ciliege.
lo nacqui quando erano già vecchi;
quando mio nonno aveva i capelli bianchi,
e la barba l’allontanava come nebbia,
io nacqui quando ardevano i falò di maggio.
E la prima cosa che ricordo è la voce del fiume e della terra.
Nonna Roma
Poesia di Monica Caprari
Sei scomparsa
passando fra le mie dita
mischiandoti con la terra
lasciandomi sola con l’inverno.
Un ultimo bacio ancora.
Poi chissà quando
e chissà se
ci rivedremo.
Potrei coglierti con le viole
che crescono sul muro di cinta
ma la mia mano non le raggiunge
e la tua mano non trema più
11 Settembre
Paralizzata, incredula,
spaventata, stordita
davanti alle immagini
dell’attacco all’America
Fragile, insicura brucio gli occhi
tra quelle fiamme
Piango su quei corpi, impreco
sul nemico invisibile
Scolpito dentro un dolore fulmineo
straziante, indelebile
Ridotta a brandelli l’anima patisce
sgomento e paura
riaffiorerà insicura, frastornata,
debolissima
Pochi minuti dissolvono pace e
prosperità nella polvere
densa di suoni, grida e suppliche
Rossa di sangue
DI CHI?
Poesia di chi sei?
Non mia né di altri
che ti desiderano
Affascini il mio cuore
che più si innamora
Eppure lui sa!
Sa che tu vieni e vai
Lo prendi lo streghi
Lo costringi lo abbandoni
Lo riprendi quando vuoi
Lo seduci un’altra volta
Se ti afferra ti allontani
Ecco che poi ritorni
Ancora Senza preavviso
Adesso sei qui, con me
Possiedi le mie mani
e non mi appartieni
Poesia di chi sei?
Fotogrammi in filigrana
Fotogrammi luminosi giocavano
sul tuo profilo attraente e rilassato
mentre ti guardavo tu dormivi
Poi tutto si faceva più opaco
Con sorprendente Poesia ti osservavo
con tenerezza, dissolvenza del vero,
scoprivo il volto tuo in primissimo piano
più fragile e sincero
Questa storia, pensavo, é nata proprio
per conquistarmi; mi piace, mi scalda, mi dona
sa legare i sogni, il presente, i ricordi.
Uno ad uno in filigrana
IL MIO AMANTE
Il mio amante ha la fragranza di un biscotto appena sfornato. Mi inebrio della sua pelle di seta, il suo abbraccio mi avvolge in una nuvola di cacao. Scendo negli abissi attraverso i suoi occhi di carbone, i suoi denti aguzzi di cucciolo gli illuminano il viso. Gli sto insegnando a sorridere.
Labbra fatte per baci voluttuosi come non ne ho avuti mai e muscoli come anguille che risvegliano emozioni sepolte nel mio cervello preistorico.
Non è un musicista, non è un creativo, non è un accademico, eppure mi ha catturato. Ė un interessante ambasciatore di un altro mondo che mai avrei pensato mi sarebbe stato dato un giorno di conoscere.
Ogni tanto non ci capiamo, ci incartiamo, ci scontriamo perché in quest’era fatta di messaggi virtuali le parole non sempre sono sufficienti. Servono sguardi, mani, ore passate insieme, fili d’argento tesi da ombelico a ombelico a collegare anime affini.
Il tempo insieme è un ruscello che scorre impetuoso, il nostro rapporto ha carattere torrentizio.
Mimose 2019
Con il tempo
Con il tempo imparerò
a tenere sigillate le orecchie del cuore
e a non più ascoltare il dolore,
voce di donna che mi assorda:
dall’interno di un ascensore
dalle scale mobili della metropolitana
dalla toilette di una discoteca
dal sedile di un’auto nel bosco
dal salotto buono di casa
dalle pagine di un giornale
dallo speaker del telegiornale
locale, regionale, nazionale.
Con il tempo imparerò
Con il tempo
Anche se avessi il tempo
oggi poco mi importa
le lacrime non le trattengo
il mio essere più non sopporta
sapere di un’altra violenza
e mi sgorga una preghiera spontanea
per te giovane incolpevole ragazza,
per quelle venute prima di te,
per noi tutte, da sempre e per sempre.
Anche se avessi del tempo
mi domando dove potrei cercare,
in quale luogo inesistente
potrei incontrare un Buon Dio
che mi sappia spiegare
perché ci dobbiamo piegare
al volere di un feroce animale
che non è fatto a nostra immagine
tanto meno a Sua somiglianza.
Sebbene lo abbiamo sbocciato alla vita
con tenerezza e con gioia infinita,
troppo volte “ne abbiamo abbastanza”
e anche oggi non mantengo la distanza
VOGLIO urlare la mia ripugnanza.
NON C’E’ PIU’ TEMPO…
è in arrivo un’altra ambulanza
Blù
Di nuovo quasi primavera
fastidiosa già di insetti
e stridere di rondini
chi le canta romantiche
ha in cuore solo un verso di monotonia
stridente
filtrante da quelle loro
tane sospese
tradite
dalla sporca peluria
affaticate
da involontaria costanza
un frullo rapido
un uovo
una paglia
un verme
Un viaggio da stormo rassegnato.